C.L.A.S.S. è lieta di presentare – attraverso un’intervista al suo direttore, Mauro Rossetti – l’Associazione Tessile e Salute, nata per tutelare il consumatore da articoli tessili/pelletteria/calzature dannosi per la salute.

Da sapere su Tessile e Salute

Tessile e Salute è un’Associazione nazionale no profit, nata nel 2001, a cui la Camera Nazionale della Moda Italiana è associata da sempre, con un Consiglio Direttivo composto tra gli altri da Federchimica e Sistema Moda Italia.

Tessile e Salute collabora con i Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente e opera in supporto al Ministero della Salute come terminale tecnico per la tutela della salute del consumatore di articoli tessili/pelletteria/calzature e conseguentemente del prodotto di qualità grazie ad una collaborazione che è iniziata 10 anni fa.

In quest’ottica, con l’obiettivo proprio di poter contare su di un riferimento tecnico che integri le competenze del Sistema Sanitario, il Ministero della Salute ha finanziato negli anni, in modo rilevante, importanti progetti dell’Associazione.

Le attività portate avanti nei progetti, con il coordinamento e la supervisione di Tessile e Salute, hanno consentito di fare sistema a livello nazionale, mettendo a fattor comune l’esistente, all’interno di un disegno scientificamente validato dall’Istituto Superiore di Sanità.

La conclusione dei progetti ha quindi permesso la realizzazione di un network di competenze e conoscenze, a livello nazionale, di cui Tessile e Salute, com’era già all’interno dei progetti, è il referente e il coordinatore.

Qual è la situazione attuale in Italia e in Europa, e in che direzione si sta andando?

Risponde Mauro Rossetti, direttore Tessile e Salute: «Le due principali fonti di informazione inerenti i prodotti tessili/calzaturieri circolanti sul mercato europeo, che offrano una visione complessiva e non legata ad estemporanee, ridotte e parziali indagini in alcuni ambiti territoriali estremamente ristretti, sono:

1) Il rapporto del sistema di allerta europeo Rapex

Nel 2013 gli Stati membri hanno inviato un totale di 2.364 notifiche di prodotti pericolosi.  Le notifiche sono quindi in costante aumento rispetto agli anni passati con un + 3,8% rispetto al 2012. Di queste, 1.981 riguardavano prodotti che presentavano un grave rischio per i consumatori.

Il rapporto Rapex 2013 ha evidenziato i seguenti fatti:

  • La categoria di prodotti più soggetta ad interventi correttivi è stata quella degli indumenti, tessili e articoli di moda (25%).
  • Tra i rischi notificati più sovente e collegati alle categorie sopra menzionate ci sono stati: rischio chimico, di strangolamento e di lesioni.
  • Per quanto riguarda la provenienza dei prodotti a rischio, la Cina rimane saldamente in testa alla classifica dei paesi d’origine dei prodotti pericolosi con 1459 notifiche (64%).

2) Il rapporto dell’Associazione Tessile e Salute “Chemical  substances in textile products and allergic reactions”

Il rapporto è stato espressamente richiesto all’Associazione dalla Commissione Europea DG Enterprise in quanto Tessile e Salute era l’unico soggetto in Europa in grado di fornire dei dati a livello nazionale.

Dai dati emerge il seguente problema di salute:

  • Il 7/8% delle patologie dermatologiche a livello nazionale è causato da tessili e calzature di importazione.;
  • L’origine delle patologie è spesso legata alla presenza di sostanze non più vendute dalle aziende chimiche italiane ed europee ormai da tempo;
  • Nei casi in cui è stato possibile individuare precisi capi che hanno determinato delle patologie, si è trattato di capi di importazione;
  • È in atto un aumento di casi di dermatiti allergiche da contatto

Il riferimento generico è il Codice del Consumo che vieta di immettere in commercio un articolo se pericoloso, ma appunto è del tutto generico e quindi non fornisce indicazioni né alle aziende, né per il controllo del mercato.

Il riferimento principe è sicuramente il Regolamento Europeo REACH, ma ha maglie estremamente larghe per quanto riguarda le restrizioni inerenti la presenza di sostanze pericolose negli articoli tessili/calzaturieri; in sostanza, ad oggi, può aiutare ben poco nel controllo dei prodotti in circolazione.

Tale motivo, unito all’assenza di un qualsiasi riferimento normativo inerente la definizione di articolo tessile/calzaturiero “sicuro”, ha spinto Tessile e Salute prima a proporne la nascita e poi a coordinare il Gruppo di lavoro che in UNI ha pubblicato nel 2010 la norma UNI/TR 11359 Gestione della sicurezza dei prodotti tessili, di abbigliamento, arredamento, calzaturiero, in pelle e accessori che attualmente è l’unico documento normativo sistematico sulla materia.»

Il consumatore, allo stato attuale, come si può tutelare?

M.R.: «L’Associazione mette oggi a disposizione delle imprese un valido strumento di certificazione realizzato in collaborazione con Unionfiliere. Essa consente ai compratori di valutare e scegliere prodotti tessili anche sulla base di caratteristiche qualitative, tecnologiche e produttive garantenti la salute del consumatore e l’ambiente. (Se sei un’azienda, leggi qui per approfondire)

Ad ogni modo, il consumatore dovrebbe cercare di privilegiare produzioni europee.

È quindi necessario operare per:

  • Garantire che non vengano importati articoli tessili contenenti sostanze il cui utilizzo in Europa sia vietato o ristretto;
  • Sviluppare un efficace sistema di controllo degli articoli importati (tenendo conto che la dicitura “Made in …” non è di per se stessa una garanzia assoluta);

Questi due punti sono ancor più importanti nella situazione attuale, in cui articoli scartati da Paesi quali Cina, Vietnam, Arabia Saudita perché non conformi ai requisiti eco-tossicologici di loro leggi, vengono importati e venduti in Europa!»

Secondo lei perché molta gente dà molta più importanza a ciò di cui si nutre, e non a ciò che indossa?

M.R.: «Nell’alimentare ci sono stati enormi e drammatici casi, ad esempio il vino al metanolo, che hanno sensibilizzato la popolazione. Inoltre è diverso nell’immaginario collettivo se io una cosa la mangio o la indosso…»

Cosa state facendo per sensibilizzare l’opinione pubblica? E che cosa servirebbe per far aumentare la consapevolezza?

M.R.: «Non abbiamo assolutamente i mezzi per fare comunicazione. Ma a livello globale la sensibilità del consumatore per prodotti sicuri e, in senso lato, “sostenibili” sta enormemente crescendo portandosi dietro che solo la conoscenza della filiera garantisce il consumatore.»

Intervista by Laura Molteni